giovedì, 13 Agosto 2026

Cronaca di un gemellaggio in nome di Sant’Agata: Gallipoli e Galatina (7-9 agosto 2026)

“Parla di noi a Cristo dolce sposo”. Così, nel canto, la corale della Cattedrale di Gallipoli si è rivolta a S. Agata. Nella stessa Cattedrale si può ammirare una grande tela in cui la nostra concittadina presenta alla Santissima Trinità la sua mammella su una tenaglia segno del prezzo del suo amore per Cristo e per il suo popolo. Questi giorni di grazia, dal 7 al 9 agosto 2026, non sono stati altro che questo: un dialogo tra Agata e Cristo suo dolce Sposo e un presentare a lui i segni del suo e del nostro amore. Alla voce di Agata si è unita infatti anche la nostra, la Delegazione diocesana e i seminaristi dell’Arcidiocesi, fatta di gratitudine, supplica e preghiera.

Agata ha parlato con il suo Sposo di tre città e ha presentato a lui i segni del suo amore per queste stesse comunità. Per Catania che gioisce per averla riaccolta a casa 900 anni fa, per Gallipoli che l’ha accolta pellegrina sul mare e si è lasciata abbracciare da lei nel corso dei secoli, per Galatina che per le circostanze tutte umane e a tratti contraddittorie della storia, l’ha accolta e la ama e custodisce.

L’oratorio sacro sulla vita di S. Agata nella Cattedrale di Gallipoli, la sera del 7 agosto, con testi che hanno

attualizzato quelli del secolo XVII grazie all’opera spinte del Parroco della Cattedrale monsignor Pietro de Sanctis e musicate dal professor Enrico Tricarico, ha aperto l’evento di grazia e di comunione che ha permesso ad Agata di dire al suo dolce sposo che queste città si sono unite insieme, per cercarlo insieme a lei. La musica e i toni del canto hanno espresso bene le varie fasi del martirio di Agata, facendo vivere a chi ha ne ha ascoltato e meditato le parole e le note, i passaggi di un amore sempre più in crescendo sfociato nel dono della vita.

La giornata dell’8 agosto, ricordo del rinvenimento della mammella di Agata sulla spiaggia salentina, ha visto unirsi in maniera particolare Gallipoli e Catania. Presso il Municipio i sindaci di Gallipoli, avvocato Flavio Fasano, e Catania, avvocato Enrico Trantino, hanno firmato un patto di Gemellaggio che, se ben vissuto, può arricchire culturalmente, socialmente e umanamente le due città. La sera, dal mare sono state accolte dal vescovo di Nardò Gallipoli monsignor Fernando Filograna, dal vescovo di Fano-Fossombrone-Pergola monsignor Andrea Andreozzi, dal clero, le autorità civili e militari, le confraternite gallipoline, le reliquie del Velo e della Mammella di S. Agata provenienti da Catania, portate dall’Arcivescovo Luigi Renna, dal Vicario generale monsignor Vincenzo Branchina, dal parroco della Cattedrale monsignor Barbaro Scionti, dal cerimoniere don Pasquale Munzone, dal rettore del Seminario don Slavo Cubito, don Alfio Carboinaro, don Gaetano Sciuto, dal presidente del Comitato di Sant’Agata Carmelo Grasso e dal segretario della stessa don Orazio Bonaccorsi, dalla segretaria del Comitato diocesano professoressa Dolores Doria. Il canto e l’applauso dei presenti hanno salutato questi segni della presenza e dell’amore di Agata per Cristo e per il suo eterogeneo popolo. In processione tra gli sguardi gioiosi e le labbra oranti dei gallipolini si è raggiunta la Cattedrale dove il dialogo tra Agata, la sua gente e Cristo ha raggiunto il suo apice e il suo centro nella celebrazione eucaristica presieduta dall’Arcivescovo di Catania. Al termine il canto del Te Deum, di una solenne invocazione alla martire e dell’Antifona Stans Beata Agata ha concluso la giornata permettendo a tutti di unirsi alla voce di Agata che ringrazia e chiede di giungere felicemente alla gioia che non marcisce.

Il giorno successivo la celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo di Nardò-Gallipoli ha concluso i momenti di grazia vissuti a Gallipoli. Qui il vescovo di Catania ha donato alla diocesi una reliquia tratta dal capo di S.Agata e la diocesi di Gallipoli ha donato a Catania un’immagine in cartapesta, copia del busto argenteo venerato dai gallipolini, che nel corso dell’anno giubilare è stato il segno del pellegrinaggio di evangelizzazione compiuto da Agata per le comunità della diocesi.

Nel frattempo il sindaco di Catania e il sindaco di Galatina mettevano in atto una dichiarazione di amicizia nel nome di Agata e così aprivano il pellegrinaggio della delegazione catanese e dei seminaristi della diocesi etnea nella cittadina appartenente alla Chiesa di Otranto. Lì ad attendere le reliquie di Agata, si è radunata molta gente, guidata dall’arcivescovo di Otranto monsignor Francesco Neri, dal ministro provinciale padre Massimo Tummo, dal parroco della Basilica di Santa Caterina e i frati, insieme alla comunità dei frati che custodisce la reliquia insigne della mammella di S. Agata. Dopo secoli i due segni più forti del martirio di Agata, i seni, segno di generatività e nutrimento si sono ricongiunti, con in mezzo il velo segno della consacrazione di Agata a Cristo che dice il senso profondo della misteriosa maternità generativa di Agata. A Galatina l’invito alla comunione e al coraggio della missione è stato il centro del messaggio dell’arcivescovo Renna che in Agata ha ravvisato un segno luminoso di unione e fraternità. Così la martire gloriosa ha potuto parlare ancora di comunione e speranza di fraternità al suo sposo.

Questi eventi di grazia fanno gioire il cuore e allo stesso tempo lanciano una sfida, quella di andare oltre. Superare l’evento in sé e guardare a quali frutti concreti può produrre. L’impegno ora richiesto è alimentare e mantenere i contatti che nel nome di Agata si sono realizzati, sia all’interno che all’esterno delle comunità, superando particolarismi, ristrettezze di vedute e individualismi. Certamente non è semplice ma con l’impegno e l’interesse di tutti è possibile.

Così Agata potrà finalmente parlare di noi al suo Sposo, non soltanto dicendo che siamo insieme come chi sta semplicemente l’uno accanto all’altro ma che siamo insieme come Chiesa, assemblea radunata e convocata da Cristo che ama il suo popolo e lo accoglie con in testa lei, la martire che dal mare ha raggiunto queste città e ha riabbracciato Catania, con il suo corpo martoriato e glorioso, segno di amore e comunione.

Giuseppe Luca Moncada

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